Martino Martini
Martino Martini costruì la sua fama soprattutto grazie alle sue capacità di geografo e cartografo, avendo egli portato in Europa - dopo mezzo secolo dalla carta (Mappamondo) di Matteo Ricci - un Atlante, ovvero una raccolta sistematica di mappe, con una dettagliata descrizione geo-antropologica della intera Cina e delle sue province. Il Novus Atlas Sinensis, era un’opera assolutamente originale, che integrava i saperi sociali a quel tempo disponibili per raffigurare il mondo: la geografia cinese con i suoi modi di rappresentazione grafica riscontrabili nelle mappe cinesi e mongole e la tecnica usata nella cartografia europea.
Fu grazie alle sue opere che alcune generazioni di letterati europei poterono conoscere la conformazione geografica della Cina, la sua storia, la sua lingua, i costumi.
Martini fu uomo di chiesa, ma anche uomo di scienza, vera incarnazione dell’uomo del Rinascimento, per il quale la ricerca della verità, anche nel campo della fede, passava per uno studio completo e rigoroso dei testi scritti e un’attenta indagine sul campo. La preparazione conseguita durante gli anni di formazione presso il Collegio Romano a Roma e il rapporto di reciproca stima e fiducia con il maestro Atanasio Kircher – con il quale rimase sempre in contatto per un continuo confronto di dati e aggiornamento scientifico - furono determinanti per l’acquisizione di una mentalità scientifica.
Martino Martini nacque a Trento nel 1614 da una famiglia di commercianti. Aveva undici anni quando i gesuiti aprirono una scuola ginnasiale a Trento nel 1625 e lì iniziò ad apprendere il metodo scolastico proprio della Compagnia di Gesù e la loro disciplina e le dimensioni mondiali dell’impegno missionario, ispirato a Francesco Saverio. A 18 anni Martini raggiunse Roma per iniziare il noviziato entro la Compagnia di Gesù. Presso i gesuiti romani, Martini accrebbe in modo sostanziale la sua preparazione, studiando retorica, filosofia e scienze esatte, sia astratte che applicate: geometria e prospettiva, aritmetica, geodesia, sfera e cosmografia, tavole astronomiche, astrolabi e orologi, musica, meccanica, idrografia, architettura.
Nel marzo 1640 partì da Lisbona - dove studiò teologia, lingua portoghese, scienza nautica, i costumi cinesi, nonché la pastorale missionaria gesuitica - verso la sede cui era stato destinato, Hangzhou, in Cina, dove giunse dopo più di due anni di viaggio. Durante una permanenza a Shanghai adottò, com’era uso, il cognome cinese Wei ed il nome Kuangguo, ossia Salvatore del paese. Come secondo nome scelse Jitai, che significa aiutare, assistere.
Nell’ottobre del 1643 giunse a Hangzhou. Negli anni successivi fu inviato in missione in varie aree del paese, dove fu testimone della caduta dell’Impero Ming e dell’arrivo della dinastia mancese dei Qing.
Nel 1648 fu scelto per recarsi a Roma ad illustrare alla Congregazione di Propaganda Fide le ragioni che avevano portato i gesuiti a non osservare quanto deciso dalla Santa Sede nel
Il De Bello Tartarico, pubblicato nel marzo 1654 ad Anversa, è non solo la prima storia del conflitto in corso tra cinesi e mancesi, ma anche il primo esempio di reportage giornalistico, dato che per scriverlo Martini si basò non solo sulla documentazione scritta, di cui poté entrare in possesso, ma anche su ricordi, su esperienze personali, essendo stato in più casi testimone e partecipe di quegli avvenimenti. L’opera ebbe un successo straordinario: quattro edizioni nel primo anno e poi traduzioni nelle principali lingue europee e tante ristampe.
Martini fu anche autore della prima storia della Cina antica, dalle origini fino alla nascita di Cristo, la Sinicae Historiae Decas Prima, pubblicata a Monaco sul finire del 1658.
Nel suo Atlas Martini riuscì a tracciare le linee delle coordinate, fornendo l’esatta collocazione di oltre 2100 località cinesi, giapponesi e coreane, ipotizzando un meridiano zero, passante per Pechino (antesignano di quello di Greenwich). Le linee della latitudine e longitudine continuarono fino al
Nell’ottobre 1654 Martini arrivò finalmente a Roma dove fece pubblicare in latino la Brevis Relatio de Numero et Qualitate Christianorum apud Sinas e presentò istanze e suppliche dirette ad ottenere agevolazioni e privilegi per i cristiani cinesi. Nel 1655 presentò un lungo memoriale al Santo Ufficio sulla questione dei Riti Cinesi: una proposta di correzione della condanna dei riti di genuflessione e prostrazione davanti ai simulacri degli antenati e di Confucio. Era opinione dominante fra i missionari gesuiti che si trattasse di forme di rispetto degli antenati, quindi di riti civili e non religiosi.
Martini non attese la risposta papale e partì per Genova alla volta della Spagna, e successivamente a Lisbona. Qui rimase un anno in attesa del decreto pontificio del 23 marzo 1656 che approvò le tesi sostenute dai gesuiti sui riti cinesi. Solo allora, il 4 aprile 1657, salpò verso la Cina.
Giunse ad Hangzhou nel giugno 1659 e diede subito nuovo impulso all’opera di evangelizzazione. Nello stesso tempo iniziò la stesura dell’unico suo testo in lingua cinese, il Trattato sull’Amicizia, pubblicato postumo, un’opera volta ad esporre ai cinesi la concezione europea del sentimento dell’Amicizia. Il tema fu scelto da Martini in virtù dell’importanza attribuita dai cinesi a questo sentimento.
Morì a 47 anni ad Hangzhou e per lunghissimo tempo la sua salma fu oggetto di venerazione.
Prof. Riccardo Scartezzini
